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Frida Kahlo: tra arte e rivoluzione

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immagine e l’articolo di Valerya Parkhomenko

Forte, intelligente, passionale, creativa. Sono tanti gli aggettivi con cui oggi si descrive la figura di Frida Kahlo, artista messicana che ha conquistato l’immortalità attraverso la sua arte. È stata una donna straordinaria per forza e vitalità, che amava la vita e condivideva gli ideali della rivoluzione socialista contro l’oppressione del capitalismo, vissuto in Messico anche sotto forma del giogo imperialista americano, che in quegli anni costituivano l’atmosfera politica del paese.

Quando si parla di lei, si fa riferimento quasi solamente alla sua arte più intima ed interiore, le viene riconosciuto il merito di essere riuscita ad esprimere in maniera vibrante le proprie sofferenze, i propri sogni e desideri. Di essere riuscita a mettere a nudo la propria essenza più profonda, dipingendola con grande maestria ed eloquenza nei suoi quadri. Tuttavia, questo non è l’unico aspetto presente nella sua arte, anche se resta certamente quello predominante.

Il Messico della prima metà del Novecento, fu protagonista di aspri scontri di classe, in cui i contadini tentarono, durante la rivoluzione del 1910, di rovesciare la dittatura di Porfirio Diaz e di istaurare una democrazia contadina basata sulla collettivizzazione delle terre. Il paese era diviso in ricchi proprietari terrieri e una stragrande maggioranza di poveri contadini e braccianti agricoli indigeni. Le poche terre comuni che erano ancora in mano alla popolazione messicana, venivano continuamente minacciate dalla sete di espansione dei latifondisti, proprietari delle hacienda. In questo clima, era forte la sete di giustizia sociale e la volontà di combattere contro un sistema feudale che relegava alla miseria e allo sfruttamento la maggior parte della popolazione. I contadini e i braccianti poveri erano tutti indigeni, figli di quelle popolazioni latino americane che da secoli subivano l’oppressione dell’imperialismo occidentale, prima di quello spagnolo e poi di quello statunitense.
Anche se la rivoluzione del 1910, non portò all’istaurazione di un governo socialista, il clima di lotta di classe, il sogno di sconfiggere le disuguaglianze sociali e l’orgoglio nazionale degli indigeni assoggettati dalle potenze occidentali, pervasero ancora per molti anni la società messicana. Clima che avrà come ultimo debole tentativo di concretizzazione, negli anni Quaranta, il progetto del Presidente Lázaro Cárdenas del Rio di riformare il paese prendendo ad esempio l’Unione Sovietica.
In questo clima nacque e crebbe Frida Kahlo, interiorizzando gli ideali di giustizia sociale e lotta per un mondo libero dalle disuguaglianze, dall’oppressione imperialista e dallo sfruttamento sfrenato capitalista degli uomini e delle risorse.

Nonostante fosse nata nel 1907, Frida spesso diceva di avere visto la luce il 7 luglio 1910, nel fatidico giorno in cui Emiliano Zapata iniziò la sua rivoluzione per liberare il Messico dalla dittatura del Generale Porfirio Diaz. Figlia del decennio della rivoluzione, rivendicava quindi il fatto che lei e il Messico moderno fossero ‘nati insieme’. Si iscrisse al Partito Comunista Messicano nel 1928, partecipando attivamente alla vita politica del Messico di quegli anni. In questo periodo conobbe Diego Rivera, una delle più importanti figure della scena politica e culturale del Messico post-rivoluzionario.

Diego fu un muralista e pittore molto famoso, non solo in Messico, ma anche in Europa e negli Stati Uniti, per le sue opere che trattavano tematiche sociali. I suoi murales raccontano la storia delle popolazioni indigene messicane e delle condizioni materiali di sfruttamento dei contadini e dei lavoratori, portando un messaggio politico di sostegno alla lotta di classe e alla rivoluzione. Un aneddoto interessante, in questo senso, riguarda il murale che realizzò su commissione di Nelson Rockefeller alla Radio Corporation of America, nel Rockefeller Centre ancora in costruzione. Il tema doveva essere “uomini al bivio, che cercano di scegliere un futuro nuovo e migliore con speranza e con una nuova visione” (tema scelto dallo stesso Nelson Rockefeller).
Rivera prese molto seriamente questo incarico, lavorò anche 15 ore al giorno per poter inaugurare il murale il primo maggio, giorno dei lavoratori. ‘El Hombre in cruce de caminos’ mostrava un uomo nel centro di un bivio tra il capitalismo basato sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e dall’altra parte la prospettiva di una società comunista in cui la distribuzione delle ricchezze mondiali è posta sotto il controllo democratico della classe lavoratrice e dei contadini. Inoltre, nella parte socialista del murale compariva un operaio con la fisionomia di Lenin. Rockefeller scandalizzato, rimosse Rivera dall’incarico e fece distruggere il murale

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Rivera commentò l’accaduto, dicendo che in questo modo milioni di americani ora sapevano che l’uomo più ricco del paese aveva ordinato che fosse cancellato il volto di un uomo chiamato Vladimir Il’ic Lenin, guida delle masse oppresse verso un nuovo ordine sociale. È doveroso comunque puntualizzare che, anche se Rivera ritenesse che l’arte dovesse avere un significato sociale e rivoluzionario, nella sua vita politica ci furono anche molte ombre, tra queste la sua espulsione dal Partito Comunista Messicano dopo aver accettato di realizzare dei murales su commissione dell’allora reazionario governo messicano, sotto importante compenso. Inoltre, grazie alla sua fama di formidabile artista, durante il viaggio negli Stati Uniti, ottenne numerose commissioni da parte di importanti esponenti della grande borghesia americana.

Animata dallo stesso amore per la pittura e coinvolta negli ideali comunisti, anche Frida introdusse in alcune opere elementi di denuncia sociale e di orgogliosa riscoperta delle tradizioni e della cultura indigena messicana. Tra queste ricordiamo per esempio ‘Autoritratto al confine tra Messico e Stati Uniti’ in cui viene espresso di certo un aspetto personale, ovvero la paura di Frida di doversi trattenere troppo negli Stati Uniti, ma anche un’analisi del rapporto tra le due realtà: da una parte il Messico, terra natale in cui si vive ancora a contatto con la natura, dall’altra gli Stati Uniti, la più grande potenza capitalista al mondo, fatta di cemento, industrie e inquinamento.

Un momento molto importante nella vita di Frida Kahlo e Diego Rivera, fu l’arrivo del rivoluzionario russo Leon Trotsky e dell’artista francese Andrè Breton, in Messico. Nel gennaio 1937, per intervento di Rivera era stato concesso asilo in Messico a Trotsky, in fuga dai sicari stalinisti e scacciato dai governi di tutt’Europa, che si era trasferito con la moglie Natal’ja Sedova come ospite permanente alla Casa Blu, la casa di famiglia di Frida. Nell’aprile dello stesso anno arrivò in Messico il surrealista Breton. Uno dei momenti più importanti dell’incontro tra i due uomini fu la redazione del manifesto ‘Per un’arte rivoluzionaria indipendente’ nel quale si rivendicava la completa libertà dell’arte, in polemica con il clima di repressione nei confronti degli artisti da parte dei partiti della Terza Internazionale; clima che rifletteva nel campo culturale la degenerazione dell’Unione Sovietica in un regime totalitario sotto il controllo della burocrazia stalinista.
Breton si entusiasmò non solo per il surrealismo del Messico, intrinseco alla natura del paese e delle sue genti e che gli sembrava onnipresente, ma anche per l’arte di Frida Kahlo, che dal canto suo visse con forte coinvolgimento artistico e personale l’amicizia con l’artista francese e il rivoluzionario russo, che verrà ucciso tre anni dopo a Coyoacán dall’agente stalinista Ramón Mercader.

Quello della piena libertà di espressione artistica, è un aspetto di cui l’arte di Frida Kahlo è di certo una buon rappresentante. Le sue tele hanno spesso avuto il ruolo di proiezione delle sofferenze fisiche ed emotive patite dall’artista, che non ha mai applicato alcun tipo di freno o filtro alla propria vena creativa. Iniziò a dipingere dopo essere rimasta vittima di un grave incidente stradale all’età di 18 anni, che la immobilizzò a letto per molti anni e la costrinse a sottoporsi a 32 interventi chirurgici durante la sua vita. Quando le veniva chiesto perché mai il tema dell’autoritratto fosse così ricorrente, rispondeva dicendo che dipingeva la sua realtà, il soggetto con cui era a contatto ogni giorno e che conosceva meglio.
Un altro aspetto importante della sua arte era l’interesse per le civiltà precolombiane e per la storia delle popolazioni del Messico, che Diego aveva negli anni acuito. Frida mostrava il suo legame con il Messico e la sua popolazione anche attraverso i vestiti tradizionali delle comunità messicane, bellissimi e pieni di colore, che lei amava indossare, e che contribuirono a creare il suo stravagante e intenso ‘personaggio’.
Oggi la sua immagine viene riprodotta e proposta come un vero e proprio brand. Allo stesso modo con cui è stato iconizzato e commercializzato Che Guevara, così Frida, che può essere vista come la controparte femminile di tale fenomeno, è stata negli ultimi anni ridotta a icona commerciale. La si vede sulle magliette e sulle borse, nelle riviste di moda, sulle tazze e sui cuscini, ci sono anche intere collezioni di gioielli ispirate a lei.
Questo fenomeno si inserisce nel più generale problema del rapporto tra l’arte e la società basata sul profitto, nella quale viviamo. È infatti evidente che oggigiorno è molto difficile produrre un’arte indipendente e completamente libera, soprattutto se si vuole fare di questa la propria professione. Sono sempre di più gli esempi di come il profitto intervenga nell’arte per imbrigliarla, distorcerla e degradarla.
L’intervento massiccio delle dinamiche del profitto nell’arte è inevitabile finché si vive nella società capitalistica. Esso è anche lo strumento con cui la classe dominante influenza la realtà artistica e culturale, filtrando su una base materiale la comunità degli artisti. Chi non ha la possibilità di studiare o di comprare gli strumenti di cui avrebbe bisogno, viene escluso a priori dalla possibilità di dare un contributo artistico alla società, anche se ne avrebbe le potenzialità. Inoltre, spesso l’arte socialmente impegnata, di denuncia delle grandi contraddizioni sociali frutto del capitalismo, viene disincentivata se non apertamente contrastata.

Curioso il fatto che oggi le più grandi, più pubblicizzate e partecipate mostre su Frida Kahlo e Diego Rivera, hanno sempre visto come protagonista indiscussa l’arte di Frida, mentre quella di Diego sembra quasi avere il ruolo di contorno. Si tende ad esaltare nella coppia l’arte di Frida che ha come soggetto l’interiorità e l’esaltazione dell’individualità, rispetto a quella di Diego che invece esprime spesso un forte messaggio politico e dipinge la classe lavoratrice in lotta contro lo sfruttamento borghese. Sembra evidente che la scelta sia dettata da interessi di classe. Con questo non si vuole certo dare un giudizio negativo sull’arte di Frida, ma si vuole far risaltare criticamente l’uso che della sua arte viene fatto oggi, da parte della classe dominante.

Frida è stata una donna e un’artista piena di vita e passione, ha voluto lottare contro ogni difficoltà con fervore e grazie alla sua determinazione viene giustamente presentata come un esempio della forza e dell’emancipazione femminile. Un amore e un ardore che non la abbandonarono nemmeno negli ultimi giorni di vita quando all’età di 47 anni, immobilizzata da strazianti dolori alla spina dorsale, dipinse la sua ultima tela raffigurante dei cocomeri, scrivendo su una delle fette centrali in rosso ‘Viva la Vida’.

 

 

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